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| (foto mia) |
È l’ora del cambio turno.
Quell’ora, cioè, in cui i bagnanti che sono arrivati di primo mattino cominciano a raccogliere ombrelloni, sdraiette e spiaggine e lasciano il posto ai nuovi arrivi, quelli che forse rimarranno anche per un pranzo veloce sulla spiaggia e un bagno pomeridiano.
Per lo più famiglie a cui non interessa che il sole a quell’ora è troppo forte per i bambini come ogni anno, ad ogni inizio estate, ripete la tivvù.
Lui giocherella con i piedi sulla battigia, facendo salterellare qualche pietra ogni tanto in acqua. Scruta la gente che passa, cercando di capire qualcosa delle loro vite da come camminano, da come si vestono, da come guardano essi stessi gli altri di sottecchi.
Ha già fatto il bagno e si sta asciugando.
Lei cammina un po’ su e giù senza allontanarsi dalla zona dell’ombrellone; cerca pietre a forma di cuore che poi metterà insieme alle altre sul tavolo sulla veranda di casa.
Lui è un tipo anonimo, sui 65 anni, coi capelli rasati a zero (ma che stanno ricrescendo) e un pizzetto ormai quasi completamente bianco. È un po’ appesantito, ma non è grosso.
Lei ha qualche anno più di lui, ma li porta molto meglio, dando più di qualche punto a molte sessantenni rifatte. Ha capelli lunghi e chiari, raccolti in una coda, e un costume a due pezzi verde scuro a disegni più chiari.
Lui e lei staranno ancora una mezz’oretta, forse faranno un altro bagno; poi torneranno a casa.
Una famiglia, padre, madre e una bambina di un paio di anni, occupa l’ombrellone vicino al loro. Non fanno molto rumore, ma la donna fuma in continuazione e questo da fastidio a lui, gli impedisce quasi di respirare quando il fumo lo raggiunge. È anche per questo che preferisce stare sulla battigia anche se il sole è forte. Dovrà ricordare di portarsi il panama, domani.
Una coppia con un grosso cane arriva di corsa, disinteressandosi che il suo passaggio da fastidio agli altri, li obbliga a farsi da parte e costringe le mamme a tenere vicino a sé i bambini, perché non si sa mai quale può essere la reazione del cane a qualche movimento brusco dei piccoli.
È appena passato quello degli aquiloni, un vucumprà che tutte le mattine fa il giro per vendere la sua mercanzia: improbabili occhiali da sole firmati, marsupi in finta pelle, girandole multicolore e, appunto, bellissimi aquiloni lasciati a solcare liberamente il cielo. In tutti questi giorni, lui non l’ha mai visto venderne uno, ma è sicuro che da qualche parte e in qualche altro giorno, qualcuno glieli avrà acquistati. O almeno così spera.
Altri vucumprà passano tutti i giorni: quello dei salvagenti, quello degli occhiali, quello degli asciugamani da bagno, quello delle tovaglie e delle lenzuola…
Oggi la schiera dei vucumprà si arricchisce di una nuova entrata.
Una donna con una bambina di un paio d’anni (o forse meno) in braccio e una specie di piccolo appendino nella mano destra, da cui scendono braccialetti di plastica, coloratissimi e palesemente senza alcun valore.
Che senso ha camminare sotto il sole per ore, con una bambina in braccio, per cercare di vendere quella paccottiglia che grida: non mi comprare! ad ogni passo strascicato sulla spiaggia?
O è la bambina che deve attrarre la compassione della gente?
La donna, forse sudamericana viste le forme generose e l’ancheggiare deciso (o è il peso della bimbetta a farla camminare così?), si avvicina ad ogni ombrellone, scruta i volti di ognuno che sta sdraiato sul lettino o sulla tovaglia sulla sabbia, cerca un appiglio con occhi, e quando decide che non funzionerà provare a parlare, tira avanti.
La donna col costume verde scuro ora si trova sotto l’ombrellone e cerca qualcosa nella borsa di paglia. Si volta per cercare lui, per sapere se è ora di raccogliere e andare o se si daranno ancora tempo per un altro bagno o un altro po’ di sole.
E in quel momento gli occhi della venditrice di braccialetti e collanine incrociano quelli di lei.
- Ciao, signora. Vuoi un braccialetto?
Lei vede anzitutto la bimbetta e gli occhi le restano appuntati lì.
Ha i ricci scuri che le partono dalla fronte come incollati da un artista, come quelli della madre. Non vede il colore degli occhi, perché ha il sole davanti, ma devono essere scuri: non ha mai visto una sudamericana con gli occhi chiari. Le braccine, nude, e le gambette che escono da un pagliaccetto multicolore, sono paffute.
- Vuoi un braccialetto, bella signora?
Lui vede la scena da poco lontano, ma non distingue bene le parole, un po’ per il rumore del mare, un po’ per la gente che rumoreggia sulla battigia; un po’ perché il suo udito lo sta abbandonando poco alla volta.
Si avvicina, ma senza entrare a fare gruppo sotto l’ombrellone.
- No, ti ringrazio, non mi serve niente – risponde la donna col costume verde che ora ha compreso la situazione.
- Un braccialetto, dai… Così vendo qualcosa – insiste la mamma.
- No, davvero, ne ho già, vedi? – e le mostra quelli che ha ai polsi.
- Va bene, grazie lo stesso – quasi mormora la donna, e fa per andarsene.
Poi si volta e dice:
- Mi dai qualcosa per comprare una bottiglietta d’acqua? Fa caldo…
Lei guarda la bimbetta, la donna e poi torna a rimestare nella borsa di paglia.
Ma non trova niente; sembra desolata.
Lui ha capito e con un gesto le indica la sua borsa, nascosta sotto il telo da bagno sulla sedia.
Lei afferra l’invito e si mette a frugare nella borsa di lui. Tira fuori una moneta (un euro? Due?) e la porge alla donna.
- Grazie, bella signora! - afferra la moneta, la guarda, fa ancora grazie col capo e si dirige verso il bar dello stabilimento lì a fianco.
Lui e lei si guardano, siedono sulle sedie e parlottano sotto voce.
Qualche minuto e la donna con la bambina esce dal bar e scende verso la battigia. Ha in mano una bottiglietta d’acqua da cui sta bevendo; poi la offre alla bimbetta.
La bambina afferra la bottiglietta e beve con sete, versandosi un po’ d’acqua sul pagliaccetto multicolore.
La donna ripassa davanti a lui e a lei, si ferma un attimo e si gira verso l’ombrellone.
- Dai, prendi un braccialetto, te lo regalo! Sei stata gentile con me…
- No, non ti preoccupare, fai finta che l’ho accettato.
Le due donne si guardano. Lei dice, facendo segno col mento verso la bambina:
- Come si chiama?
- Evelina Marì.
- Bel nome – dice lei.
Si scambiano ancora qualche sguardo. Poi la donna se ne va.
Lui e lei la osservano andare via, dalla parte da cui è venuta.
Questa volta non si ferma sotto nessun ombrellone e si allontana in fretta.
Lui vede qualcosa che riluce vicino la borsa di paglia. Si alza, lo prende e lo da a lei:
- Guarda, un braccialetto… le deve essere caduto.
Lei si alza e si affretta nella direzione verso cui è andata la donna, che ora si vede distante, quasi nascosta dagli altri ombrelloni.
- Signora! Hai perso questo!
Ma la donna non si gira, certamente non ha sentito.
- Evelina Marì, il braccialetto - Prova ancora lei, ma con meno convinzione.
Quando la donna sparisce tra i bagnanti del secondo turno, lei torna indietro e siede di fianco a lui.
- Peccato, le è caduto… - dice rigirandosi tra le mani il braccialetto di plastica colorata.
- O l’ha fatto cadere – le sussurra lui.

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