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| (foto dal web) |
Anche
stavolta non le interessava chi ci aveva lavorato, ma come continuava
la
trama. Lesse avidamente dal punto dove aveva iniziato lei la sera
prima e anche adesso scoprì le solite correzioni. Stavolta mancava
addirittura un personaggio femminile che lei aveva deciso di inserire
per dare una venatura romantica alla storia; tutte le parti in cui la
donna compariva erano state cancellate o riscritte. Evidentemente il
racconto doveva rimanere, nella mente del suo anonimo benefattore, di
pura fantascienza. Ed infatti le pagine scritte da 'quell'altro'
continuavano con la descrizione di stanze futuribili in cui questi
nuovi organismi mutanti e mutati venivano riposti in attesa di
decidere la loro sorte. Poi qualcosa che poteva essere una nave
spaziale in miniatura atterrava al centro della stanza e delle
creature uscivano e contrattavano con gli umani sulla possibilità di
portarsi via gli organismi.
Laura non riusciva a capire se il racconto era umoristico o serio; ma quello che le interessava era che filava benissimo e Bergonzi l'avrebbe accettato di corsa. E magari gliene avrebbe chiesto un altro. Praticamente sarebbe stato l'inizio della sua carriera di scrittrice.
Era troppo presa dall'entusiasmo per capire che si era seduta davanti alla macchina da scrivere e aveva cominciato a battere sui tasti freneticamente, quasi avesse paura che quel momento passasse e le idee che aveva in testa andassero perdute. Perché era vero che c'era 'quell'altro' che lavorava per lei, ma era anche vero che la sua vena artistica si era risvegliata all'improvviso e tutto le risultava facile. Tanto poi, comunque, sempre 'quell'altro' avrebbe ripulito tutto.
D'un tratto capì che c'era uno strano suono che veniva da qualche parte della casa e si fermò. Uscì dalla stanza e realizzò che era il telefono. Guardò istintivamente l'orologio e si accorse che erano le nove passate; questo significava che sarebbe dovuta essere da un pezzo al lavoro. Lasciò squillare il telefono fino a che non smise; doveva avere il tempo di trovare una scusa plausibile. Immediatamente, però, iniziò a vibrare il telefono cellulare, e qui le scattò la scintilla: avrebbe risposto con una voce estranea, dichiarando di essere un'amica venuta ad assisterla perché lei stava male. Sperava solo che come scusa funzionasse.
Andò tutto bene, ma che, mi raccomando, la signora Laura si facesse fare un certificato medico. Era possibile che la sua capo ufficio, con cui lavorava da dieci anni, non aveva riconosciuto la voce?
La cosa, comunque, era risolta ed era ora di tornare al racconto. Nonostante fossero passati pochissimi minuti, vide che il testo che aveva scritto poco prima era stato già corretto e che c'erano anche alcune decine di righe in più. Questo fatto continuava ad entusiasmarla.
- sei -
Durò tutto ancora un paio di giorni, in cui rimase a casa con “una fastidiosissima cefalea accompagnata da nausea e vomitò” (non è che sei incinta? le aveva chiesto Elena). Andò a fare il riposino anche dopo pranzo, contrariamente alle sue abitudini, proprio per dare più tempo al misterioso correttore di lavorarci su.
La sera del secondo giorno, dopo cena, quando tornò nello studio, vide che nella macchina da scrivere c'era un foglio scritto per metà, dove faceva bella mostra di sé un FINE in carattere maiuscolo e centrato.
Tolse il foglio dalla macchina e continuò a guardarlo, quasi con commozione. Poi lo mise sotto tutti gli altri, posò il blocco nuovamente di fianco alla macchina e fece un grosso sospiro di soddisfazione, gettandosi contro la spalliera della sedia. Era proprio felice, felice di tutto, avrebbe abbracciato il mondo intero se avesse potuto.
Non ricordava, però, che Asimov, nella foto di fianco alla macchina da scrivere, facesse l'occhiolino.
Fine




